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CENNI STORICI DEL PAESE DI GAZZO
ORIGINI:
Sin dai tempi antichi, dove ora sorge il paese di Gazzo, si estendeva una grande distesa di boschi e sterpaglie, con qualche appezzamento di terra coltivata. Infatti, si sente parlare per la prima volta di Gazzo nel 1187, quando il Vescovo di Vicenza di quel tempo volle far dono a un certo Guido Alberti di Montorso di un piccolo fondo di circa due campi, perché lo disboscasse e cominciasse a coltivarlo. E questi due campi si trovavano nel villaggio chiamato "Gazo". Anche nel 1189 si nomina il paese di "Gazo", insieme a quello di Grantorto e di Isola di Carturo, ora Isola Mantegna.
La storia del paese segue le vicissitudini di molti paesi del Veneto. Nel medioevo il paese fu luogo di lotte tra Carraresi, Scaligeri e dominatori del momento. Nel 1404, circa, come tutta la terra veneta, passò sotto la Repubblica di Venezia, fino alla sua caduta, nel 1797. Per la sua posizione decentrata e poco ospitale, per la presenza di terreni incolti o coltivati a risaie, il paese di Gazzo non fu molto popolato e non ebbe a subire il passaggio di eserciti belligeranti. Soltanto, ricordano i nostri vecchi, l'esercito di Napoleone sembra sia passato per le campagne di Grossa, di ritorno dalle battaglie di Rovereto e di Bassano, ai primi di ottobre del 1796, diretto verso Arcole, per affrontare gli austriaci il 17 novembre.
Il terreno, poco fertile e molto paludoso, era pieno di acquitrini e infestato da ogni sorta di insetti, apportatori di malattie e pestilenze, tra cui la pellagra e la malaria. Questo clima, che d'inverno si presentava con fitte nebbie e con un alto tasso di umidità, ostacolava ogni possibilità di sviluppo, sia economico che civile e demografico. Gli abitanti vivevano in un territorio pianeggiante con canali e fossi (Ceresone, Riello, Moneghina, Puina, Armedola, Dieda), coltivando riso, foraggi, granoturco, uva e occupandosi anche di bachicoltura. Certamente la risorsa più sicura era costituita dall'allevamento del bestiame bovino, anche se si doveva fare i conti, come appena accenato, con la pellagra e la malaria che falcidiavano continuamente anche giovani vite.
All'epoca dell'unione del Veneto all'Italia, nel 1866, Gazzo era famoso per le sue risaie. Oggi esse sono quasi del tutto scomparse ; se ne trovano in un territorio ormai ristretto, specialmente nel comune di Grumolo delle Abbadesse, confinante.
Un po' di notorietà Gazzo l'ebbe dopo il 1850, quando, per rappresaglia del Maresciallo Radeschi contro alcuni gruppi di rivoltosi della zona distintisi nel 1848, veniva soppresso il Distretto di Camisano, istituito nel 1815, (del quale Gazzo faceva parte insieme a Carmignano e San Pietro in Gù, tutti in provincia di Vicenza), e veniva decretata l'aggregazione dei tre paesi al Distretto di Cittadella, pure in provincia di Vicenza. Ma nel 1853 il Governo austriaco, in una nuova suddivisione amministrativa del territorio, con molto disappunto delle autorità vicentine, decretò tutta la zona di Cittadella (e quindi anche i tre paesi "al di qua" del Brenta : Gazzo, S.Pietro in Gù e Carmignano) parte integrante del territorio provinciale di Padova. A nulla valsero le proteste di molti politici e le agitazioni che ne seguirono per anni. Anche il Governo nazionale da Firenze non volle preoccuparsene più di tanto : così Gazzo divenne definitivamente Gazzo "Padovano".
In un giornale del 1828 si leggeva che a Gazzo si svolgevano persino due fiere all'anno, al 13 agosto e al 22 ottobre, e riportava scritto il nome "Gazo". Poco più tardi, nel 1841, il registro dell'anagrafe del comune annotava ufficialmente il nome "Gazzo".
AI NOSTRI GIORNI : Il paese di Gazzo si presenta come un piccolo centro agricolo moderno e dinamico. Oggi, nel 2000, Gazzo è uno dei comuni più piccoli della provincia, considerato sotto l'aspetto del numero degli abitanti, ma di notevole importanza dal punto di vista economico e di risorse agricole.
Secondo lo storico Andrea Gloria il paese contava circa 500 abitanti nel 1656, 530 nel 1686, 500 nel 1820. Nel 1833, in pieno clima politico sotto gli Austriaci, aveva 538 abitanti, e nel 1863, qualche anno prima di far parte del regno d'Italia, 543 abitanti. Nel 1936 tutto il comune contava 3502 abitanti e nel 1940 giungeva fino a 3755 persone. Attualmente, insieme alle quattro piccole frazioni, il comune ha una popolazione di 3200 abitanti., su una superficie di 2263 ha. Situato a nord del territorio provinciale di Padova e a pochissimi km da Vicenza (il punto più vicino dista a soli 7 km, mentre da Padova dista oltre 30 km), Gazzo è costituito da una zona pianeggiante prevalentemente agricola ed è caratterizzato da una contenuta edificazione rurale sorta lungo le strade. Vi si contano molti filari alberati e varie piante, anche di grosso fusto. La scarsa edificazione e i numerosi corsi d'acqua rendono i luoghi gradevoli e ameni. Sono da ricordare le roggie Armedola e Puina che interessano le frazioni Grantortino e Gaianìgo, il Fratta e il Riello che attraversano le Frazioni di Villalta e di Grossa, la Pila e il piccolo fiume Ceresone che attraversa Gazzo da nord a sud. Altri corsi d'acqua importanti erano e sono tuttora la Moneghina e la Dieda (dalla nobile famiglia Diedo).
Di notevole interesse è l'aspetto paesaggistico-
Nel territorio del Comune di Gazzo si ammirano tuttora belle ville antiche : a Villalta la Villa Tacchi, a Grantortino altra villa Tacchi, a Grossa il palazzo di stile palladiano dei Traverso, caratteristico per il grandioso colonnato e per le sue praterie, che nella guerra 1915-
Un particolare interessante era, anticamente, la presenza di un convento domenicano in paese, appena fuori dal centro, sulla attuale Via Francesco Baracca che porta a Grossa. Si trattava di una vasta campagna, acquistata dai frati di San Domenico di Castello, di Venezia, con Casa dominicale, il prato della colombara, il brolo e vari orti, allo scopo di assicurarsi dalla terraferma prodotti di prima necessità. Ma si sentì dire che non si rivelò un buon affare, perché la famiglia Diedo che ne vendette la proprietà, in realtà fu la vera sfruttatrice della situazione fino al 1797. Il convento fu soppresso nel 1806, passando anche in proprietà di famiglie Forasacco, del secondo ramo. Di tutto questo rimase soltanto il nome storico di Via del Covento, ora denominata, come appena accennato, Via Francesco Baracca.